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1789 — 1799Rivoluzione francese
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1789

Dai sudditi alla nazione

Chi può parlare in nome della Francia?

4 min di letturaQuarto anno · Storia
Domanda generatrice

Chi può parlare in nome della Francia?

Dagli Stati Generali alla Costituente

Il 5 maggio si aprono gli Stati Generali. Il raddoppio dei deputati del Terzo Stato non risolve il problema del voto: se ogni ordine dispone di un voto collettivo, il vantaggio numerico perde efficacia. Nel contrasto sulla verifica dei mandati e sulle deliberazioni si decide se la nazione sia la somma di corpi separati o un insieme di cittadini.

Il 17 giugno il Terzo Stato, con l’adesione di alcuni ecclesiastici, si proclama Assemblea nazionale. Il 20 giugno, trovata chiusa la sala abituale, i deputati si riuniscono nella sala della Pallacorda e si impegnano a non separarsi prima di aver dato una costituzione al regno. Il 9 luglio l’assemblea si definisce costituente. Il potere di stabilire le regole fondamentali viene rivendicato dai rappresentanti della nazione.

La rivoluzione delle città e delle campagne

La concentrazione di truppe e il licenziamento di Necker alimentano a Parigi il timore di una repressione. Il 14 luglio gli insorti cercano armi e polvere da sparo; la Bastiglia è conquistata dopo negoziati, scontri e resa della guarnigione. L’uccisione del governatore rivela anche la violenza della giornata. L’intervento popolare modifica i rapporti di forza: l’assemblea non opera isolata dentro un’aula.

Nelle campagne la Grande Paura combina voci di complotti, timore dei briganti e ostilità verso i diritti signorili. Contadini attaccano castelli e documenti che attestano obblighi e rendite. L’obiettivo non coincide sempre con quello dei proprietari borghesi: abolire un privilegio giuridico e cancellare un pagamento sulla terra sono questioni collegate ma diverse.

Folla e soldati davanti alle torri della Bastiglia, nel dipinto di Houël.
Jean-Pierre Houël, La presa della Bastiglia (1789). Acquerello, BnF. Un’immagine contemporanea è una rappresentazione da interrogare, non una fotografia. Opera e attribuzione.

Principi nuovi, applicazioni contrastate

La notte del 4 agosto l’assemblea avvia lo smantellamento dei privilegi. Una parte dei diritti signorili rimane però inizialmente riscattabile: non tutti gli oneri spariscono in una notte. Solo nel luglio 1793 si arriverà alla loro abolizione senza indennizzo. Il 26 agosto la Dichiarazione dei diritti afferma libertà, uguaglianza giuridica e sovranità nazionale. La legge deve esprimere una volontà generale, non la nascita privilegiata.

L’universalità del linguaggio apre domande che il nuovo ordine non risolve: le donne avranno rappresentanza? Chi non possiede ricchezza potrà votare? I diritti varranno nelle colonie schiaviste? Queste esclusioni non sono un dettaglio esterno alla Rivoluzione; diventano terreno di lotta proprio perché i principi proclamati possono essere rivolti contro chi li limita.

La monarchia sotto gli occhi di Parigi

Il 5–6 ottobre le donne che marciano su Versailles, insieme ad altri manifestanti e alla Guardia nazionale, chiedono pane e garanzie politiche. La famiglia reale viene condotta a Parigi e l’assemblea la segue. Il re non è ancora deposto, ma la distanza protettiva della corte si riduce. Nel 1789 convivono così tre rivoluzioni: dei rappresentanti, delle città e delle campagne, alleate senza diventare identiche.

In sintesiLa sovranità nazionale prende forma grazie all’intreccio fra assemblea e mobilitazioni popolari.

Gli snodi da esplorare

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Fonti e letture

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